Vetralla racconta

Cronaca della vita della scuola

Anno scolastico 1942-1943

Scuola elementare di Vetralla, classe 4^ femminile

Insegnante Gambioli Elsa

In questo anno scolastico (2022-2023) - esplorando gli ordinati faldoni dell’Archivio Storico del nostro Istituto - ci accompagnerà la lettura di un Registro di classe di un anno particolare: il 1942-1943: ottant’anni fa.

La microstoria di una classe si intreccia con la storia della città e con quella più ampia dell’intera nazione.

L’Italia era entrata nella seconda guerra mondiale dal 10 giugno 1940 e le vicende belliche (purtroppo così vicine e così drammatiche anche ai giorni nostri) si ripercuotono pure tra i banchi della scuola elementare di Vetralla, descritte nella “cronaca” dell’ insegnante.

I primi bombardamenti su Vetralla risalgono al gennaio 1943 e, in quel periodo, comincia “una specie di esodo nelle campagne, con tutti i mezzi di allora che potevano avere a disposizione, tutti carichi di ogni genere di masserizie e di generi di primo consumo e necessità. Ci si accontentava di rifugiarsi nelle grotte o in casali spersi nelle campagne, portandosi appresso letti, coperte e quanto si poteva portare che avesse necessitato per vivere” (Quando la guerra passò di qui, a cura di Gabriella Norcia, Ghaleb editore, 2010, vol. I, pag. 39-40).

Ottanta sono anche gli anni che ricorrono dalla tragica “ritirata russa” che, nel gennaio del 1943, travolse l’Armata Italiana in Russia (ARMIR), causando oltre 84.000 perdite tra i soldati italiani e moltissimi “dispersi” di cui – ancora oggi – non si conosce la sorte. Il racconto di quella pagina dolorosa è stato narrato dallo scrittore Mario Rigoni Stern nel bellissimo libro “Il sergente nella neve”.

 Qualcosa dell’odore che faceva il grasso sul fucile mitragliatore arroventato e del rumore della neve che crocchiava sotto le scarpe si ritrova tra le righe del racconto della maestra.

 

Leggendo la cronaca scolastica dell’ anno 1942-1943 il Registro della classe 4a femminile della scuola elementare di Vetralla riporta il nome dell’insegnante: Gambioli Elsa.

L’Archivio Storico ci restituisce il fascicolo personale dell’insegnante da cui possiamo trarre alcune notizie.

La maestra Contessa Gambioli Elsa era nata a Panicale (in provincia di Perugia) il 28 gennaio 1906; Contessa era il cognome del marito: funzionario al Governatorato di Roma. Quando iniziò a insegnare nell’anno scolastico 1942-43 aveva, quindi, 36 anni.

Aveva vinto il concorso magistrale nel 1923, a Perugia, ed aveva cominciato a insegnare nella scuola elementare dal 1924 con supplenze in varie cittadine dell’Umbria, per diventare di ruolo nel 1926.

Arrivò a Vetralla nel 1933-1934 e vi insegnò ininterrottamente fino al 1943-44; dal 1° ottobre 1944 iniziò un lungo periodo di aspettative per  motivi di salute che la condusse al collocamento a riposo dal 6 gennaio 1947. Considerata l’inidoneità al servizio scolastico.

Dai rapporti informativi stilati alla fine di ogni anno scolastico dalla Direttrice Didattica Amalia Roero risulta una qualifica sempre buona e, dal 1928-29, “valente” che equivale alla massima valutazione.

La Direttrice Didattica, nel valutare la cultura, il carattere, la disciplina e la capacità didattica dell’ insegnante, la definiva “molto colta, energica, di buone iniziative” ed anche “molto disciplinata e pronta a tutte le attività scolastiche ed extrascolastiche”. Così nel rapporto del 1939: “Scrupolosa nell’ adempimento di ogni dovere – didatticamente molto brava e di vasta cultura – dà alla scuole e alla G.I.L. [Gioventù Italiana del Littorio: l’organizzazione giovanile del partito fascista] tutta la sua anima con vera passione”. Dal 1937 diventa obbligatorio indicare, nel rapporto informativo compilato dal direttore didattico, se l’insegnante era iscritto al Partito Nazionale Fascista e da quale data; la maestra Gambioli si era iscritta dal 16 marzo 1931 e, nell’anno 1942-43 – come annota nel Registro – tutte le alunne della classe presero parte a tutte le manifestazioni civili e patriottiche locali.

 Tra le sue letture preferite annota le opere di Giovanni Verga, Nino Salvaneschi, Trilussa e Giosue Carducci.


 

 

La classe della maestra Gambioli era composta di sole femmine: 27 alunne di cui 5 ripetenti. 

Questo l’elenco alfabetico:

1. Bacocco Aldemira

2. Bagnaia Caterina

3. Barbaranelli Argia

4. Bartoloni Adelina

5. Bochicchio Giuseppina

6. Braccioli Maria

7. Brescia Marisa

8. Cinque Elena

9. Codini Francesca

10. Fiorucci Felicetta

11. Galanti Lucia

12. Galli Lidia

13. Lucreziotti Elvira

14. Lupi Marilena

15. Mancinetti Ippolita

16. Merlonghi Maria

17. Minelli Elena

18. Pandolfi Giuseppina

19. Paoletti Ivana

20. Peruzzi Pierina

21. Pezzato Giovannina

22. Pistella Anna

23. Ranucci Elena

24. Rossi Marcella

25. Scialappa Annunziata

26. Tosini Giuliana

27. Tosini Giuseppina

Ai primi di maggio del 1943 altre tre bambine, sfollate dalle cittadine di Grosseto, Civitavecchia e Bracciano, si aggiungeranno alla classe:

28. Canensi Lidia

29. Pandolfi Marcella

30. Fonti Adriana.

Le professioni del padre, come indicate nel Registro, riflettono la società dell’epoca, ancora profondamente legata al mondo dell’ agricoltura: ben il 50% era indicato come “contadino”; tra gli artigiani viene citato un “pilaro”, un vasaio.

Come ci racconta Mario De Cesaris: “I vasai vetrallesi vantano una lontana origine. L’arte veniva tramandata di padre in figlio e molte delle grotte tufacee intorno a Vetralla ospitavano questi lavoratori che, pedalando sul tornio, modellavano con le abili mani brocche, boccali, piatti, catini e altro vasellame ornamentale. La materia prima, la creta, veniva scavata nei greppi intorno al paese e a dorso d’asino, dentro le ceste, veniva portata nelle grotte, dove era macinata e raffinata prima di essere impastata e lavorata.

Nella stessa grotta c’era la fornace dove si metteva a cuocere tutto il vasellame e gli operai, per esperienza, sapevano regolare la temperatura affinché i cocci non si spaccassero durante la cottura. Dopo il raffreddamento gli davano il colore e le tinte più usate erano il giallo e il verde, che bene s’ intonavano con il rossiccio della creta cotta.

I «pilari», come venivano chiamati in paese, oltre a produrre stoviglieria, modellavano con le loro abili mani anche giocattoli: buoi, asinelli, cavallucci, per i maschietti e brocchette e pentole per le femminucce; salvadanai panciuti che i genitori regalavano ai figli per invogliarli al risparmio.  Erano giocattoli semplici che allietavano l’età felice dei ragazzi e che si vendevano insieme ad altri cocci la domenica sulla piazza o nelle fiere”. (Mario De Cesaris, Vetralla: ieri, oggi e… domani”, Coop. Fani, Vitorchiano, 1996)

 

 

 

CRONACA ED OSSERVAZIONI DELL’INSEGNANTE SULLA VITA DELLA SCUOLA

1° settembre 1942

Inizio delle iscrizioni.

7 – 8 settembre 1942

Esami II sessione per il conseguimento della licenza elementare inferiore.

A luglio avevo rimandato 14 alunne: di queste solo due si sono presentate all’esame e tutte e due sono state approvate.

9 settembre 1942

Il Regio Ispettore ci à concesso il turno per le iscrizioni: io sarò presente la prossima settimana.

1° ottobre 1942

Inaugurazione anno scolastico. Con gli alunni ci siamo recati in chiesa, dove il Rev. Don Rinaldo Facchini ha rivolto alle scolaresche parole di incitamento al bene e di augurio per il nuovo anno scolastico. Ci ha impartito la benedizione di Dio e così sotto la protezione Divina abbiamo ripreso il nostro lavoro che speriamo fecondo di tanto bene.

Erano presenti alla cerimonia tutte le Autorità locali.

Nel pomeriggio, con gli alunni in divisa, abbiamo assistito alla cerimonia della leva fascista.

 

La “leva fascista” era un rito di passaggio i vari gradi delle organizzazioni giovanili “all’interno di una cerimonia suggestiva durante la quale ufficiali della Milizia premiavano i migliori. I Figli della lupa raggruppavano maschi e femmine fino agli otto anni. In seguito i maschi diventavano Balilla dagli otto agli undici anni, Balilla moschettieri dagli undici ai tredici. Avanguardisti dai tredici ai quindici, Avanguardisti moschettieri dai quindici ai diciassette, Giovani fascisti dai diciassette ai ventuno. Le bambine, invece, si dividevano in Piccole italiane dagli otto ai quattordici anni, Giovani italiane dai quattordici ai diciassette e Giovani fasciste dai diciassette ai ventuno.” (Bruno Maida, L'infanzia nelle guerre del Novecento, Torino, Einaudi, 2017)

Il passaggio veniva sottolineato dal giuramento, codificato nello Statuto del Partito Nazionale Fascista del marzo 1938, che ogni bambino e ragazzo era tenuto a ripetere: “Nel nome di Dio e dell’Italia, giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e, se è necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione Fascista”.

 

Come evidenzia lo storico Antonio Gibelli: anche se improntato ad un modello militaresco “il balillismo appare più generalmente come un appello all’impegno, e riprende in questo senso una tradizione pedagogica precedente, di stampo variamente cattolico, scoutistico e borghese, ma non priva di applicazioni e di agganci nella cultura popolare, fondata sulla configurazione edificante di modelli di virtù ed eroismo infantile legati alla vita civile, proposti all’emulazione” (Antonio Gibelli, Il popolo bambino. Infanzia e nazione dalla Grande Guerra  a Salò, Torino, Einaudi, 2005).